Le vacanze finiscono.
Il calendario ricomincia a riempirsi, tornano gli orari, le responsabilità, le attività lasciate in sospeso.
E a volte basta pochissimo perché quella sensazione di maggiore spazio recuperata durante la pausa sembri già lontana.
Può capitare di tornare al lavoro e sentirsi rapidamente sotto pressione.
Oppure di accorgersi che una tensione che durante le vacanze si era ridotta ricomincia a comparire.
C’è anche chi non torna affatto riposato.
Le vacanze possono essere state intense, organizzate intorno alla famiglia, agli spostamenti o ad altri impegni. Oppure semplicemente non sono state sufficienti per recuperare da mesi particolarmente pesanti.
Il punto, quindi, non è chiedersi soltanto:
“Come faccio a mantenere il benessere delle vacanze?”
Può essere più utile chiedersi:
“Che cosa succede al mio sistema quando torna il ritmo abituale?”
Il rientro può iniziare prima del primo giorno di lavoro
Il rientro non comincia necessariamente quando entriamo nuovamente in ufficio o riapriamo l’agenda.
Può iniziare giorni prima.
Pensiamo alle email accumulate.
Alle scadenze.
Alla scuola dei figli.
Agli appuntamenti.
Alle cose lasciate in sospeso.
Alle attività che dovranno essere recuperate.
Il corpo è ancora in vacanza, ma una parte dell’attenzione è già proiettata su ciò che arriverà.
Questa anticipazione può modificare il modo in cui organizziamo le giornate, il sonno, il riposo e la disponibilità mentale.
Non è necessario che esista un problema specifico.
Il sistema semplicemente comincia a prepararsi al ritorno di un contesto conosciuto.
Una pausa non cancella automaticamente il ritmo precedente
Durante le vacanze possono cambiare molte cose:
- gli orari;
- la quantità di impegni;
gli spostamenti; - il tempo trascorso all’aperto;
- le responsabilità professionali;
- la possibilità di scegliere con maggiore libertà come organizzare la giornata.
Per alcune persone questo cambiamento produce un recupero evidente.
Ma quando tornano le condizioni precedenti, possono tornare anche alcune modalità di risposta.
La tensione non ricompare necessariamente perché la pausa “non ha funzionato”.
Potrebbe semplicemente essere tornato il contesto nel quale quella tensione tendeva a manifestarsi.
Questo è un passaggio importante.
Se osserviamo soltanto il sintomo possiamo pensare:
“Ecco, sono punto e a capo.”
Se allarghiamo lo sguardo possiamo invece domandarci:
“Che cosa è tornato insieme alla tensione?”
Il ritmo non è soltanto una questione di quantità
Quando pensiamo al sovraccarico immaginiamo spesso una persona con troppi impegni.
Ma due giornate con lo stesso numero di attività possono essere vissute in modo completamente diverso.
Conta anche:
- quanto controllo sentiamo di avere;
- quante interruzioni subiamo;
- quante decisioni dobbiamo prendere;
- quante responsabilità percepiamo;
- quanto spazio rimane per recuperare;
- quanto rapidamente passiamo da un compito all’altro;
- quanto siamo disponibili a fermarci prima di essere esausti.
Il problema, quindi, non è soltanto “fare troppo”.
È anche come il sistema organizza il fare.
Una persona può svolgere molte attività senza percepire particolare pressione.
Un’altra può vivere una giornata apparentemente normale con un livello di attivazione molto maggiore.
Quando tornano gli automatismi
l rientro riporta anche dentro situazioni conosciute.
La riunione nella quale si tende sempre a prendere tutto in carico.
La richiesta alla quale si risponde immediatamente di sì.
Il collega con il quale si assume automaticamente una posizione difensiva.
La necessità di controllare ogni dettaglio.
La difficoltà a interrompere il lavoro quando sarebbe il momento di farlo.
Queste risposte non vengono ricostruite ogni mattina da zero.
Sono modalità già conosciute.
In determinate condizioni possono quindi riattivarsi molto rapidamente.
Durante una pausa possono essersi manifestate meno semplicemente perché mancavano alcuni degli stimoli abituali.
Quando quegli stimoli ritornano, il sistema può tornare alla strategia che conosce meglio.
Il corpo può accorgersene prima di noi
Non sempre ci rendiamo immediatamente conto che il ritmo sta cambiando.
A volte è il corpo a mostrarlo per primo.
Possiamo accorgerci, per esempio, che:
- le spalle rimangono più sollevate;
- la mandibola tende a irrigidirsi;
- il respiro diventa meno ampio;
- il corpo rimane contratto anche nei momenti di pausa;
- aumenta la difficoltà a staccare;
- torniamo a sentirci affaticati già a inizio giornata.
Questi segnali non permettono di stabilire automaticamente una causa.
E quando un sintomo è nuovo, importante o persistente deve essere valutato dal professionista sanitario competente.
Possono però essere informazioni utili per accorgerci che stiamo tornando rapidamente nella stessa organizzazione precedente.
Perché il recupero può scomparire così velocemente
Recuperare non significa soltanto smettere temporaneamente di lavorare.
Significa anche permettere al sistema di modificare il proprio livello di attivazione e utilizzare risorse differenti.
Se però, al rientro, vengono ripristinati immediatamente:
- gli stessi orari;
- le stesse priorità;
- le stesse aspettative;
- le stesse modalità relazionali;
- gli stessi automatismi;
la stessa assenza di spazio personale,
è comprensibile che anche la sensazione di recupero possa ridursi rapidamente.
Il rischio è interpretare questo passaggio come una debolezza personale:
“Non riesco mai a mantenere i benefici.”
Una lettura più utile può essere:
“Sto ricreando le stesse condizioni nelle quali il mio sistema utilizzava quelle risposte.”
Non tutti tornano riposati
È importante anche uscire dall’idea che dopo le vacanze tutti dovrebbero sentirsi meglio.
Non è necessariamente così.
Una persona può aver trascorso la pausa:
- occupandosi dei figli;
- viaggiando molto;
- gestendo familiari;
- affrontando imprevisti;
- mantenendo parte delle attività lavorative;
- dormendo in modo differente;
- senza riuscire davvero a rallentare.
In altri casi la pausa può semplicemente aver reso più evidente quanto si fosse accumulata stanchezza nei mesi precedenti.
Il rientro può quindi partire già con poche risorse disponibili.
In questa situazione chiedersi di tornare immediatamente “al massimo” può aumentare ulteriormente la pressione.
Proteggere gli spazi recuperati
Una delle cose più evidenti durante una pausa è spesso la presenza di spazi che nella vita abituale sembrano scomparire.
Tempo senza un compito preciso.
Una passeggiata.
Un pasto senza fretta.
Una conversazione.
Un’ora senza notifiche.
Non è realistico pretendere di mantenere la stessa struttura delle vacanze durante tutto l’anno.
Ma può essere utile chiedersi quali elementi del periodo di pausa fossero realmente importanti.
Non dobbiamo conservare tutto.
Possiamo individuare ciò che ha fatto una differenza.
Anche un singolo spazio mantenuto intenzionalmente può modificare il modo in cui viene vissuta una settimana.
Ripartire gradualmente non significa rallentare tutto
Una ripresa più equilibrata non richiede necessariamente di ridurre drasticamente gli impegni.
Può significare, per esempio:
- evitare di concentrare immediatamente tutto nella prima settimana;
- distinguere ciò che è urgente da ciò che può aspettare;
- osservare quali attività assorbono maggiormente energia;
- riconoscere quando un automatismo sta ripartendo;
- mantenere almeno alcuni spazi di recupero;
- verificare come cambia il corpo durante la giornata.
Il punto non è creare una vita priva di pressione.
È evitare che il ritorno alla normalità significhi automaticamente il ritorno allo stesso livello di sovraccarico.
Il ruolo della Kinesiologia Sistematica
La Kinesiologia Sistematica osserva la persona come un sistema integrato.
Durante una seduta non viene considerata soltanto la tensione o la stanchezza riportata.
Possono essere messi in relazione:
- postura;
- modalità di adattamento;
percepito; - risposta emotiva;
abitudini; - alimentazione;
- capacità di recupero;
- contesto nel quale alcune risposte tendono a riattivarsi.
Il feedback muscolare può essere utilizzato come strumento di osservazione all’interno di una procedura strutturata.
Non sostituisce esami o diagnosi e non stabilisce automaticamente perché una persona stia vivendo una determinata difficoltà.
Serve a orientare il lavoro e a comprendere quali elementi possono essere prioritari nel quadro individuale.
Settembre può essere un punto di osservazione
Settembre viene spesso utilizzato per programmare.
Nuovi obiettivi.
Nuove attività.
Nuovi progetti.
Ma può essere anche un buon momento per fare qualcosa di diverso:
osservare prima di aggiungere.
Come sto tornando?
Che cosa è già ripartito?
Che cosa assorbe più energia?
Quale tensione è tornata?
Quali spazi sto perdendo?
Quali modalità sto utilizzando automaticamente?
Non tutte queste domande richiedono una soluzione immediata.
A volte permettono semplicemente di vedere prima ciò che, negli anni precedenti, diventava evidente soltanto quando il livello di stanchezza era già molto alto.
“Ricomincia da te”: cinque sedute con una direzione
Da queste osservazioni nasce “Ricomincia da te”, un percorso individuale di cinque sedute di Kinesiologia Sistematica.
Non è un pacchetto standard e non segue una sequenza rigida uguale per tutti.
Le cinque sedute permettono di avere uno spazio nel quale:
- osservare come la persona arriva al rientro;
- riconoscere ciò che assorbe energia o mantiene tensione;
- individuare le priorità;
lavorare su ciò che emerge; - verificare come il sistema risponde;
- consolidare ciò che risulta utile.
Tempi e cadenza vengono definiti individualmente.
Il percorso può essere adatto anche a chi non è tornato riposato dalle vacanze.
Il punto di partenza non è come la persona dovrebbe sentirsi.
È come sta realmente.
Il rientro dalle vacanze non deve necessariamente trasformarsi in una corsa per recuperare tutto ciò che è rimasto fermo.
Può essere anche un momento utile per osservare ciò che tende a riattivarsi.
La tensione che ritorna.
La stanchezza che ricompare.
Gli spazi che vengono eliminati per primi.
Le responsabilità che torniamo automaticamente ad assumere.
Le modalità che utilizziamo quando aumenta la pressione.
Non possiamo eliminare impegni e responsabilità dalla vita.
Possiamo però diventare più precisi nel riconoscere come li stiamo sostenendo.
E, quando necessario, cercare un’organizzazione più coerente con le risorse realmente disponibili.
Vuoi capire se “Ricomincia da te” può essere adatto al tuo momento?
Puoi prenotare una consulenza per conoscere il percorso, chiarire la tua situazione e valutare insieme il possibile passo successivo.


