Kinesiologia Sistematica: come capire se può essere adatta a te

Persona adulta in uno studio accogliente e luminoso, in un momento di riflessione davanti a un tavolo con quaderno e penna, immagine per un articolo sulla Kinesiologia Sistematica.

Ti senti stanco, sotto pressione o contratto, ma non riesci a capire da dove cominciare?

Forse hai già provato a occuparti separatamente della tensione, dell’alimentazione, del riposo o dello stress. Alcune soluzioni possono averti aiutato, ma continui ad avere la sensazione che manchi un collegamento tra i diversi elementi.

Oppure non conosci la Kinesiologia Sistematica e ti stai semplicemente chiedendo:

“Può essere un approccio adatto a quello che sto vivendo?”

Per rispondere non basta consultare un elenco di problemi o sintomi.

È più utile comprendere:

in che modo questo approccio osserva la persona;
che cosa accade durante una seduta;
quali situazioni possono portare una persona a richiedere un incontro;
quali sono i suoi limiti;
che cosa puoi realisticamente aspettarti.

Che cos’è la Kinesiologia Sistematica

La Kinesiologia Sistematica è un metodo di osservazione e riequilibrio che considera la persona come un sistema integrato.

Questo significa che una tensione, una difficoltà a recuperare energia o una reazione ricorrente non vengono osservate automaticamente come fenomeni isolati.

Durante una seduta possono essere messe in relazione informazioni che riguardano:

  • il corpo e la postura;
  • il modo in cui la persona si adatta alle situazioni;
  • il vissuto emotivo;
  • le abitudini nutrizionali;
  • il carico sostenuto;
  • la capacità di recuperare;
  • le risposte automatiche che tendono a ripetersi.

L’obiettivo non è cercare una spiegazione identica per tutti.

La stessa tensione, infatti, può inserirsi in quadri molto differenti. Due persone possono avvertire un disagio nella stessa zona, ma arrivarci attraverso organizzazioni, abitudini e modalità di adattamento diverse.

La Kinesiologia Sistematica cerca quindi di comprendere come i diversi elementi partecipano al quadro specifico della persona.

Non parte soltanto dal punto in cui compare il problema

Quando una zona del corpo è tesa, è naturale concentrare tutta l’attenzione su quel punto.

In alcuni casi questo è necessario. Se sono presenti sintomi nuovi, importanti o persistenti, il primo riferimento deve sempre essere il medico o il professionista sanitario competente.

In altri casi, però, limitarsi alla zona in cui si manifesta la tensione potrebbe non essere sufficiente per comprendere il modo in cui il sistema si sta organizzando.

Una tensione può, per esempio:

  • aumentare nei periodi di maggiore pressione;
  • diminuire durante una pausa e ritornare con la ripresa degli impegni;
  • cambiare in relazione alla postura;
  • accompagnarsi a una minore capacità di recupero;
  • presentarsi insieme a determinate reazioni emotive o comportamentali.

 

Questo non permette di stabilire automaticamente una causa.

Permette però di ampliare l’osservazione e di non separare immediatamente ciò che la persona vive sul piano fisico da ciò che accade nel resto del sistema.

Il feedback muscolare come strumento di osservazione

Uno degli strumenti utilizzati nella Kinesiologia Sistematica è il feedback muscolare.

Non si tratta di una prova di forza e non serve a stabilire se un muscolo sia semplicemente forte o debole.

Il feedback muscolare viene utilizzato all’interno di una procedura strutturata per osservare come il sistema risponde a determinati stimoli e quali informazioni meritano di essere approfondite.

Può contribuire a orientare il lavoro, ma non sostituisce:

  • esami medici;
  • diagnosi;
  • valutazioni specialistiche;
  • trattamenti sanitari;
  • prescrizioni farmacologiche o nutrizionali.

 

Il suo valore è legato alla possibilità di raccogliere informazioni all’interno di una lettura complessiva della persona.

In quali situazioni una persona può valutare questo approccio

Non esiste un unico profilo adatto alla Kinesiologia Sistematica.

Ci sono però alcune situazioni nelle quali una persona può sentire il bisogno di una lettura più integrata.

Quando la stanchezza non dipende soltanto dalla quantità di cose fatte

Può capitare di dormire, fermarsi o ridurre gli impegni senza percepire un recupero proporzionato.

La persona continua a funzionare, a lavorare e ad assumersi responsabilità, ma sente di utilizzare sempre più risorse per mantenere lo stesso ritmo.

In questo caso può essere utile osservare non soltanto quanto si sta facendo, ma anche come il sistema sostiene quel carico.

Quando una tensione continua a ritornare

Una tensione può diminuire temporaneamente per poi ripresentarsi negli stessi periodi o nelle stesse condizioni.

Questo non significa che debba avere necessariamente un’origine emotiva o che il punto doloroso non debba essere valutato clinicamente.

Significa che, una volta escluse o gestite le condizioni di competenza sanitaria, può essere utile osservare anche postura, adattamenti, abitudini e contesto nel quale la tensione tende a tornare.

Quando si ripete sempre la stessa reazione

A volte una persona sa perfettamente come vorrebbe comportarsi, ma in determinate situazioni reagisce comunque nello stesso modo.

Può chiudersi, irrigidirsi, accelerare, rimandare, controllare tutto o assumersi più responsabilità del necessario.

Non sempre queste reazioni sono il risultato di una scelta pienamente consapevole.

Possono rappresentare modalità di adattamento che il sistema ha imparato a utilizzare perché, almeno in un determinato momento, sono risultate funzionali o protettive.

Il lavoro non consiste nel giudicare la reazione come sbagliata, ma nel comprenderne meglio il funzionamento.

Quando sono già state tentate soluzioni differenti

Una persona può aver lavorato separatamente su:

  • postura;
  • alimentazione;
  • gestione dello stress;
  • attività fisica;
  • rilassamento;
  • organizzazione degli impegni.

 

Ogni intervento può aver portato benefici o informazioni utili.

Può tuttavia rimanere la sensazione che i vari aspetti non siano ancora stati collegati in un quadro coerente.

La Kinesiologia Sistematica può offrire una prospettiva complementare, orientata proprio alla relazione tra le informazioni.

Che cosa accade durante una seduta

Ogni seduta parte dalla persona e dalla situazione che sta vivendo.

Il primo passaggio consiste nel chiarire il motivo dell’incontro.

Non è necessario presentarsi con una spiegazione precisa o sapere già quale sia il problema principale. È possibile partire anche da una percezione generale, per esempio:

  • “Mi sento sempre sotto pressione.”
  • “Non riesco a recuperare.”
  • “Questa tensione continua a ritornare.”
  • “In alcune situazioni reagisco sempre nello stesso modo.”
  • “Ho la sensazione di sostenere più del necessario.”

 

Successivamente vengono raccolte e messe in relazione le informazioni che emergono attraverso il dialogo, l’osservazione e il feedback muscolare.

Il lavoro può comprendere tecniche rivolte al riequilibrio del sistema, scelte in base a ciò che emerge durante l’incontro.

La seduta non segue un protocollo identico per tutti.

Due persone che arrivano con una richiesta simile possono avere priorità e percorsi differenti.

Quali risultati aspettarsi realisticamente

La Kinesiologia Sistematica non promette di eliminare definitivamente ogni difficoltà.

Non garantisce di trovare una causa unica e certa.

Non sostituisce la medicina, la psicoterapia, la fisioterapia o altri interventi specialistici quando necessari.

Può invece aiutare la persona a:

  • osservare la propria situazione da una prospettiva più ampia;
  • riconoscere collegamenti che prima apparivano separati;
  • comprendere meglio alcune modalità di adattamento;
  • individuare priorità di lavoro più coerenti;
  • sostenere una diversa organizzazione delle proprie risposte;
  • recuperare maggiore percezione delle proprie risorse.

 

Il beneficio non consiste necessariamente nel diventare sempre tranquilli, efficienti o privi di tensione.

Può consistere nel non restare completamente prigionieri delle stesse reazioni automatiche e nel disporre di più possibilità di risposta.

Quando la Kinesiologia Sistematica potrebbe non essere il primo passo

Questo approccio non è sempre il primo riferimento da scegliere.

È importante rivolgersi prima al medico o allo specialista competente quando sono presenti:

  • sintomi nuovi o intensi;
    dolore importante o persistente;
  • peggioramenti rapidi;
    traumi;
  • febbre;
  • perdita di forza;
  • alterazioni neurologiche;
  • condizioni che richiedono una diagnosi;
  • dubbi sulla presenza di una patologia.

 

La Kinesiologia Sistematica può eventualmente inserirsi come percorso complementare, ma non deve ritardare accertamenti o cure necessarie.

Potrebbe inoltre non essere l’approccio più adatto per chi cerca:

  • una diagnosi;
  • una prescrizione;
  • una soluzione standard;
  • una promessa di risultato;
  • un trattamento uguale per tutti;
  • una spiegazione certa e definitiva di ogni difficoltà.

Come capire se questo approccio può essere adatto a te

Puoi partire da alcune domande.

Cerchi una lettura più ampia?

La Kinesiologia Sistematica può essere coerente con te se senti il bisogno di osservare le relazioni tra corpo, emozioni, nutrizione, postura e capacità di adattamento.

Sei disponibile a partire dalla tua esperienza?

Non è necessario conoscere già la disciplina.

È però importante essere disponibili a osservare come la difficoltà si presenta nella propria vita, quando aumenta, quando diminuisce e che cosa accade insieme a essa.

Accetti che il percorso sia individuale?

Non esiste una sequenza prestabilita valida per chiunque.

Il lavoro viene adattato a ciò che emerge nella persona, senza poter anticipare con certezza quali aspetti saranno prioritari.

Cerchi comprensione, non soltanto una correzione immediata?

A volte il primo passo non consiste nel “togliere” rapidamente un segnale.

Può consistere nel comprendere meglio come il sistema è arrivato a organizzarsi in quel modo e quali possibilità differenti possono essere sostenute.

Se non conosci ancora la Kinesiologia Sistematica, può essere difficile capire se questa prospettiva sia pertinente alla situazione che stai vivendo.

Per questo ho creato un breve mini-quiz.

Non serve a verificare le tue conoscenze e non fornisce una diagnosi.

Parte da ciò che stai vivendo e ti aiuta a comprendere:

  • quali aspetti potrebbero meritare maggiore attenzione;
  • come la Kinesiologia Sistematica osserva la persona;
  • quale potrebbe essere un primo passo coerente.

 

Al termine riceverai un risultato orientativo e un contenuto gratuito.

Se lo desideri, potrai inoltre richiedere una call orientativa gratuita di trenta minuti. La call serve a conoscerci, chiarire la tua richiesta e valutare l’eventuale passo successivo. Non è una seduta e non comporta obblighi.

In Conclusione

Capire se un approccio può essere adatto non significa cercare una promessa o riconoscersi perfettamente in un elenco di sintomi.

Significa comprendere il metodo, il modo in cui osserva la persona e il tipo di percorso che propone.

La Kinesiologia Sistematica può essere una possibilità per chi sente che stanchezza, tensione, pressione, postura, emozioni e modalità di adattamento non possono essere osservate sempre come elementi completamente separati.

Il punto di partenza resta ciò che stai vivendo.

Da lì può iniziare un’osservazione più precisa, individuale e integrata.

Fai il mini-quiz “Quando il corpo sostiene più del necessario”

Quando il corpo sostiene più del necessario

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