Sai che cosa vorresti fare.
Vorresti rispondere con calma, dire di no, evitare di assumerti ancora una responsabilità, esprimere chiaramente ciò che pensi oppure interrompere una discussione prima che diventi pesante.
Eppure, quando arriva quella situazione, reagisci ancora nello stesso modo.
Ti irrigidisci. AccelerI. Ti chiudi. Cerchi di controllare tutto. Rimandi. Oppure accetti qualcosa che non avresti voluto accettare.
Dopo, a mente lucida, può sembrare evidente quale sarebbe stata una risposta migliore.
La domanda allora diventa:
“Perché continuo a reagire così, anche se so che questa risposta non mi aiuta?”
La risposta non può essere ridotta sempre a una mancanza di volontà.
Molte reazioni si attivano infatti prima che ci sia il tempo di analizzare consapevolmente tutte le possibilità. Nascono dal modo in cui il sistema interpreta ciò che sta accadendo e dalle strategie che ha già imparato a utilizzare.
Sapere che cosa fare non significa riuscire sempre a farlo
La comprensione razionale è importante, ma non coincide automaticamente con il cambiamento.
Una persona può sapere che dovrebbe rallentare, delegare, mettere un limite oppure affrontare un confronto.
Può aver letto libri, frequentato corsi o riflettuto a lungo sul proprio comportamento.
Nel momento concreto, però, può ritrovarsi nella risposta abituale.
Questo accade perché non prendiamo ogni decisione partendo ogni volta da zero.
Il sistema utilizza esperienze precedenti, associazioni, aspettative, emozioni e strategie già sperimentate per organizzare rapidamente una risposta.
Questi processi permettono di affrontare molte situazioni senza dover valutare consapevolmente ogni dettaglio.
Gli automatismi, quindi, non sono necessariamente un difetto.
Diventano limitanti quando continuano ad attivarsi anche in contesti nei quali non sono più utili oppure quando riducono eccessivamente le possibilità di scelta.
Non reagiamo soltanto a ciò che accade
Due persone possono vivere la stessa situazione e reagire in modo molto diverso.
Un’osservazione del responsabile può essere vissuta da qualcuno come un’indicazione utile e da qualcun altro come una critica personale.
Una richiesta può essere percepita come una normale collaborazione oppure come un peso impossibile da rifiutare.
Un silenzio può apparire neutro, ostile o preoccupante.
Questo significa che la risposta non dipende soltanto dall’evento esterno.
Dipende anche dal modo in cui quell’evento viene percepito e interpretato.
Il percepito personale comprende ciò che una situazione rappresenta per quella specifica persona, sulla base della sua esperienza, delle aspettative, dello stato del momento e delle informazioni che il sistema considera rilevanti.
Non viviamo quindi soltanto ciò che accade.
Viviamo anche il significato che il sistema attribuisce a ciò che accade.
Il ruolo del sistema nervoso nella risposta
Il sistema nervoso raccoglie continuamente informazioni provenienti dall’ambiente e dal corpo.
Non si limita a registrarle in modo passivo.
Le confronta, le seleziona e contribuisce a organizzare una risposta coerente con ciò che viene percepito in quel momento.
Una situazione interpretata come sicura permette una maggiore disponibilità all’esplorazione, al confronto e alla flessibilità.
Una situazione vissuta come minacciosa, pressante o imprevedibile può invece favorire risposte più rapide e conosciute.
La persona può:
- aumentare il controllo;
- irrigidire il corpo;
- ridurre l’ascolto degli altri;
- evitare il confronto;
- accelerare;
- bloccarsi;
- cercare immediatamente una soluzione;
- mettere da parte le proprie esigenze.
Questo non significa che “il cervello comandi tutto” o che ogni comportamento possa essere spiegato attraverso un unico meccanismo.
Significa che percezione, sistema nervoso, emozioni, corpo e comportamento partecipano insieme alla costruzione della risposta.
Perché la stessa risposta tende a ripetersi
Una risposta conosciuta offre al sistema un vantaggio: è già disponibile.
Non deve essere costruita da capo.
Se in passato evitare un confronto ha permesso di mantenere una relazione, il sistema può continuare a utilizzare l’evitamento anche quando oggi sarebbe possibile esprimersi diversamente.
Se assumersi ogni responsabilità ha aiutato una persona a sentirsi utile o a mantenere il controllo, quella strategia può riattivarsi automaticamente nei momenti di pressione.
Se irrigidirsi ha permesso di affrontare situazioni percepite come difficili, il corpo può riproporre la stessa organizzazione in circostanze che ricordano quelle precedenti.
La ripetizione non dimostra che la risposta sia corretta.
Mostra però che, per qualche ragione, il sistema continua a considerarla disponibile, conosciuta o protettiva.
Le emozioni non sono separate dal comportamento
Le emozioni partecipano al modo in cui una situazione viene interpretata e preparano il sistema all’azione.
La paura può orientare verso la protezione o l’evitamento.
La rabbia può sostenere il confronto, la difesa di un limite o il recupero di spazio.
La tristezza può accompagnare un ritiro, una perdita o un bisogno di ridurre il contatto.
La vergogna può portare a nascondersi, controllarsi o evitare l’esposizione.
Queste associazioni non devono essere applicate in modo rigido.
La stessa emozione può produrre comportamenti diversi in persone differenti.
È però importante non separare completamente ciò che la persona sente da ciò che il corpo e il comportamento esprimono.
Una reazione può manifestarsi contemporaneamente attraverso:
- cambiamento della postura;
- aumento della tensione;
- modificazione del respiro;
- accelerazione del pensiero;
- impulso ad agire;
- difficoltà a esprimersi;
- bisogno di allontanarsi o controllare.
Il comportamento può avere una funzione
Un comportamento che oggi crea difficoltà può aver svolto una funzione utile in un altro momento.
Può aver aiutato a:
- evitare un conflitto;
- proteggere una relazione;
- ridurre l’esposizione;
- mantenere il controllo;
- ottenere riconoscimento;
- gestire un ambiente imprevedibile;
- sentirsi indispensabili;
- non percepire emozioni considerate difficili.
Questo non significa giustificare qualsiasi comportamento.
Comprendere la funzione non elimina la responsabilità personale e non impedisce di riconoscere le conseguenze delle proprie azioni.
Permette però di evitare una lettura troppo semplice:
“Lo faccio perché non ho abbastanza volontà.”
Quando si comprende che cosa una risposta cerca di ottenere o evitare, diventa possibile osservare quali altre strategie potrebbero svolgere la stessa funzione in modo più adatto alla situazione attuale.
Quando un automatismo diventa limitante
Una risposta automatica può essere utile quando permette di affrontare rapidamente una situazione reale.
Diventa meno funzionale quando:
- si attiva in contesti molto diversi tra loro;
- è sproporzionata rispetto alla situazione;
- continua anche quando il pericolo o la necessità non sono più presenti;
- crea tensione o stanchezza persistente;
- limita le relazioni;
- impedisce di esprimere bisogni e limiti;
- porta a ripetere sempre le stesse scelte;
- riduce la capacità di adattarsi.
Il punto non è eliminare ogni automatismo.
Sarebbe impossibile e poco utile.
Il punto è aumentare la capacità di riconoscere ciò che sta accadendo e ampliare le risposte disponibili.
Il corpo partecipa alla reazione
Una risposta non è soltanto un pensiero.
Può essere riconosciuta anche nel modo in cui il corpo cambia.
Una persona può accorgersi che, in determinate situazioni:
- solleva le spalle;
- irrigidisce la mandibola;
- trattiene il respiro;
- modifica l’appoggio;
- contrae l’addome;
- accelera i movimenti;
- perde stabilità;
- sente il bisogno di fermarsi o allontanarsi.
Questi segnali non forniscono da soli una spiegazione certa.
Possono però aiutare a riconoscere che il sistema ha già iniziato a organizzare una risposta, prima ancora che la persona abbia formulato consapevolmente una decisione.
Osservare il corpo non significa interpretare ogni tensione come emotiva.
Significa considerare che corpo, percezione, emozione e comportamento possono partecipare allo stesso processo.
Il ruolo della Kinesiologia Sistematica
La Kinesiologia Sistematica osserva la persona come un sistema integrato.
Durante una seduta, il comportamento o la reazione ricorrente non vengono considerati elementi separati dal resto della persona.
Possono essere messi in relazione con:
- il modo in cui la situazione viene percepita;
- le emozioni coinvolte;
- la risposta corporea;
- la postura;
- il carico sostenuto;
- la capacità di recupero;
- le modalità adattative;
- le abitudini nutrizionali e lo stato generale del sistema.
Il feedback muscolare può essere utilizzato come strumento di osservazione all’interno di una procedura strutturata.
Non serve a leggere il pensiero, stabilire verità nascoste o produrre diagnosi.
Aiuta a orientare il lavoro e a verificare quali informazioni possono essere prioritarie nel quadro individuale.
L’obiettivo non è giudicare la risposta o imporre un comportamento considerato corretto.
È comprendere meglio come il sistema si sta organizzando e sostenere modalità di risposta più coerenti con la situazione presente.
Non è psicoterapia
La Kinesiologia Sistematica non sostituisce la psicoterapia e non tratta disturbi psicologici o psichiatrici.
Quando sono presenti sofferenza emotiva intensa, crisi, traumi, disturbi diagnosticati o difficoltà che interferiscono in modo significativo con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a uno psicologo, psicoterapeuta, medico o altro professionista competente.
Il lavoro kinesiologico può eventualmente inserirsi in modo complementare, nel rispetto delle diverse competenze professionali.
Che cosa può cambiare realisticamente
Il cambiamento non consiste necessariamente nel non provare più emozioni o nel reagire sempre in modo perfetto.
Può iniziare quando la persona riesce a:
- riconoscere prima l’attivazione;
- osservare i segnali corporei;
- comprendere meglio il proprio percepito;
- identificare la funzione della risposta;
- distinguere la situazione presente da esperienze precedenti;
- recuperare maggiore possibilità di scelta;
- utilizzare una risposta differente quando quella abituale non è più necessaria.
Una risposta automatica può continuare a presentarsi.
La differenza è che non deve necessariamente guidare tutto il comportamento.
Tra lo stimolo e la risposta può aprirsi uno spazio maggiore di osservazione e scelta.
Comprendere prima di correggere
Quando una reazione continua a ripetersi, cercare di eliminarla con la sola forza di volontà può produrre frustrazione.
Può essere più utile chiedersi:
- Che cosa sta percependo il mio sistema?
- In quali situazioni questa risposta si attiva?
- Che cosa cerca di ottenere o evitare?
- Come cambia il mio corpo?
- Quale strategia conosciuta sto utilizzando?
- Questa risposta è ancora coerente con la situazione presente?
- Quali alternative potrei sostenere?
Comprendere non significa restare immobili.
Significa costruire il cambiamento a partire dal funzionamento reale della persona, non dall’idea astratta di come dovrebbe comportarsi.
Conclusione
Continuiamo spesso a reagire nello stesso modo perché il sistema utilizza risposte già conosciute, costruite attraverso percezioni, emozioni, esperienze e adattamenti precedenti.
Queste risposte non sono necessariamente sbagliate.
Possono però diventare limitanti quando continuano a ripetersi anche in situazioni nelle quali non sono più necessarie.
Il primo passo non è combatterle.
È comprenderne il funzionamento, riconoscere ciò che le attiva e ampliare gradualmente le possibilità di risposta.
La Kinesiologia Sistematica può offrire uno spazio di osservazione integrata per mettere in relazione corpo, percezione, emozioni e modalità di adattamento, senza ridurre la persona a un singolo comportamento.
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